L’Ucraina vuole la pace, ma non è disposta ad arrendersi alla Russia per ottenerla. Lo ha ribadito il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo discorso in occasione del 35esimo anniversario dell’Indipendenza, che ha visto l’arrivo a Kyiv di diversi leader europei, tra cui il nuovo premier britannico Andy Burnham, che hanno ribadito il sostegno all’Ucraina sia sul piano militare sia su quello finanziario.
“Gli ucraini non saranno merce di scambio nelle dispute tra capitali. Gli ucraini non si sottometteranno a ciò in cui non credono e certamente non abbandoneranno il loro sogno di vivere in modo indipendente”, ha affermato il presidente ucraino davanti ai leader europei arrivati nella capitale.
Il presidente ucraino ha quindi avvertito del rischio che il tentativo di porre fine al conflitto si trasformi in una pace ottenuta sacrificando la sovranità ucraina. “Questa guerra sarà un tentativo di portare la pace a spese della nostra indipendenza ucraina e della vita del nostro popolo ucraino”, ha affermato, sottolineando però che Kyiv non affronta questo rischio da sola. “Crediamo che insieme ai nostri amici e partner riusciremo sicuramente a raggiungere una pace giusta per il nostro Stato”, ha poi aggiunto il presidente ucraino che sta affrontando un duro confronto con il suo ex ministro della Difesa, Mychajlo Fedorov, che alla vigilia della Giornata dell’Indipendenza ucraina ha ribadito la necessità di elezioni presidenziali anche in tempo di guerra, proposta prontamente rigettata da Zelensky.
Molti i leader UE che hanno voluto mostrare anche fisicamente il proprio sostegno a Kyiv. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il premier britannico Andy Burnham, il presidente del Consiglio europeo António Costa, la presidente moldava Maia Sandu e i leader di Estonia, Lettonia e Lituania.
Il sostegno europeo è stato ribadito dal presidente del Consiglio europeo António Costa, che ha definito il 24 agosto il giorno in cui “l’Ucraina si è unita alle nazioni libere d’Europa”. Nel suo discorso, Costa ha assicurato che l’Unione continuerà a fornire a Kyiv tutto il sostegno necessario “durante la guerra, nei futuri negoziati di pace e nella ricostruzione”, indicando nell’ingresso dell’Ucraina nell’UE “la migliore garanzia di sicurezza e stabilità democratica a lungo termine” per il Paese e per l’Europa.
Il presidente del Consiglio europeo ha inoltre escluso che le condizioni di un eventuale accordo possano essere determinate senza Kyiv: “È l’Ucraina, e solo l’Ucraina, che deve definire i termini di una pace globale, giusta e duratura”, una pace che dovrà salvaguardare indipendenza, sovranità e integrità territoriale e garantire al Paese la capacità di difendersi nel lungo periodo. Costa ha infine assicurato che Bruxelles continuerà ad aumentare la pressione su Mosca “finché la Russia non porrà fine alle uccisioni e dimostrerà un autentico impegno per la pace”, ribadendo che l’UE “non è neutrale” nella guerra, ma sostiene l’Ucraina. Proprio in occasione della Giornata dell’Indipendenza, la Commissione UE ha approvato un finanziamento di 6,1 miliardi di euro in nuovi appalti nel settore della difesa.
Londra apre sugli Storm Shadow
Il capo del governo di Londra ha scelto proprio l’Ucraina come primo viaggio all’estero dopo il suo ingresso al numero 10 di Downing Street lo scorso 20 luglio, e ha subito rilanciato il suo sostegno a Kyiv.
“Siamo con voi in questa lotta fino in fondo”, ha dichiarato Burnham, parlando al popolo ucraino. “L’Ucraina è stata la protettrice dell’Europa, non un peso per la nostra sicurezza, ma la prima linea per garantire la sicurezza dell’Europa”, ha aggiunto il leader britannico. “Ecco perché credo che il popolo ucraino meriti non solo il nostro continuo sostegno, ma anche la nostra gratitudine e il nostro rispetto”, ha proseguito Burnham. Il Regno Unito riconosce pienamente l'”indipendenza e la sovranità” dell’Ucraina e ritiene che “i confini internazionali non possano essere modificati con la forza”.
“Continueremo a costruire il partenariato centenario tra i nostri due Paesi, unendo le nostre città e le nostre scuole, le nostre imprese e le nostre comunità, imparando gli uni dagli altri e crescendo insieme per i decenni a venire. E nonostante le oltraggiose minacce della Russia al mio Paese, continueremo a sostenere la difesa dell’Ucraina”, ha sostenuto ancora il primo ministro britannico.
Co-presiedendo per la prima volta la riunione dei volenterosi, Burnham ha annunciato la condivisione di informazioni sui componenti britannici dei missili da crociera Storm Shadow/Scalp e il futuro coinvolgimento dell’industria britannica nello sviluppo del sistema europeo di difesa aerea e missilistica Freyja.
“Volodymyr Zelensky ci ha chiesto di condividere la nostra tecnologia Storm Shadow affinché l’Ucraina possa sviluppare autonomamente queste capacità. Sono lieto di confermare oggi di aver approvato questa richiesta”, ha affermato Burnham, secondo quanto riporta il sito Ukrinform.
Secondo il premier britannico le industrie britannica e francese collaboreranno con Kyiv per rafforzarne le capacità nel settore dei missili a lungo raggio e ha annunciato che chiederà alle imprese britanniche di sostenere Freyja, progetto paneuropeo destinato soprattutto all’intercettazione dei missili balistici.
Burnham ha anche esortato gli alleati dell’Ucraina a fornire più missili intercettori Patriot, sottolineando che il Paese “ha bisogno di più aiuto per proteggere la sua popolazione in questo momento”. “Stiamo facendo tutto il possibile e lavorando con gli alleati esterni alla coalizione per attingere alle nostre scorte e aiutare gli altri ad attingere alle loro”, ha detto Burnham, chiedendo anche al Congresso Usa di “intensificare” la pressione economica sulla Russia.
Il rischio nuove provocazioni da parte di Mosca
Il sostegno all’Ucraina fa crescere tra gli alleati europei il rischio di nuovi e più forti atti provocatori da parte della Russia. Secondo il presidente francese, Emmanuel Macron, “la Russia intensificherà le tensioni nei confronti dei Paesi europei per dissuaderli dal fornire assistenza all’Ucraina”.
Intervenendo alla riunione della Coalizione dei Volenterosi a cui ha preso parte in videoconferenza anche la premier italiana, Giorgia Meloni, Macron ha affermato che è “è chiaro che i Paesi della Nato saranno presi di mira e che le provocazioni si moltiplicheranno”. Per questo, ha aggiunto, gli alleati devono proseguire il lavoro avviato all’interno della NATO per mantenere “una posizione risoluta”. Macron ha inoltre chiesto di “intensificare la lotta contro la Flotta Ombra” utilizzata dalla Russia per aggirare le restrizioni sulle esportazioni energetiche, invitando gli alleati a “raddoppiare i nostri sforzi in materia di sanzioni e misure correlate”.
Il presidente francese ha infine proposto di convocare nelle prossime settimane una riunione ministeriale specificamente dedicata al contrasto della Flotta Ombra, rafforzando il coordinamento tra gli alleati ma, ha precisato, evitando al tempo stesso “il rischio di un’escalation”.
Secondo un’analisi del The Telegraph, basata su fonti dell’intelligence occidentale, Mosca avrebbe avviato una nuova serie di operazioni contro aziende europee della difesa, ricorrendo sempre più spesso a intermediari e criminali locali per rendere difficile un’attribuzione diretta al Cremlino. L’obiettivo, secondo le fonti citate dal quotidiano britannico, sarebbe mantenere le azioni al di sotto della soglia che potrebbe provocare una risposta collettiva della NATO in base all’Articolo 5, mettendo contemporaneamente alla prova la capacità e la volontà degli Alleati di reagire.
Il 15 agosto un incendio ha colpito in Estonia un edificio della Milrem Robotics, azienda che produce sistemi militari e fornisce veicoli terrestri senza pilota all’Ucraina: tre cittadini lettoni sono stati arrestati e gli investigatori stanno verificando l’eventuale coinvolgimento russo. Episodi analoghi sono stati registrati nelle ultime settimane anche in Bulgaria e Italia.
Il 10 agosto un’esplosione ha interessato un impianto della EMCO, produttore bulgaro di munizioni da 155 millimetri destinate anche a Kyiv, mentre tre giorni dopo un’esplosione ha colpito lo stabilimento di KNDS Ammo Italy a Colleferro, alle porte di Roma, dopo un incendio scoppiato in un’unità per la lavorazione della polvere da sparo. Tuttavia, le autorità italiane e bulgare non hanno attribuito questi due episodi alla Russia e, secondo il Telegraph, hanno ridimensionato l’ipotesi di un coinvolgimento di Mosca.

